Ci sono persone che hanno insegnato a pregare senza mai salire su un pulpito. Hanno tracciato un segno di croce sulla fronte di un bambino, raccontato una storia del Vangelo prima di dormire, custodito una famiglia durante una prova. Spesso sono i nonni: presenze discrete, a volte date per scontate, che trasmettono la fede attraverso gesti più eloquenti di molti discorsi.
Domenica 26 luglio 2026 la Chiesa celebra la VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. La data coincide quest’anno con la memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, venerati dalla tradizione cristiana come genitori della Vergine Maria e, dunque, nonni di Gesù.
Il tema scelto da Papa Leone XIV è una promessa tratta dal profeta Isaia: «Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Non è soltanto una frase consolante. È anche una domanda rivolta alle famiglie e alle comunità: se Dio non dimentica nessuno, chi attende oggi che noi ci ricordiamo di lui?
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Gioacchino e Anna: che cosa sappiamo davvero
Quando si racconta la storia dei santi Gioacchino e Anna è necessaria una precisazione importante: i loro nomi non compaiono nei quattro Vangeli canonici e il Nuovo Testamento non offre una biografia dei genitori di Maria.
I nomi e molti episodi tradizionalmente associati alla coppia provengono soprattutto da antichi testi apocrifi, in particolare dal *Protovangelo di Giacomo*, e successivamente dal cosiddetto *Vangelo dello pseudo-Matteo*. “Apocrifo” non significa automaticamente falso o privo di ogni valore storico; indica però un testo che non appartiene al canone delle Scritture riconosciute dalla Chiesa. Per questa ragione, i particolari narrativi contenuti in tali opere non devono essere presentati come se fossero attestati dai Vangeli.
Secondo questa antica tradizione, Gioacchino e Anna erano una coppia devota, provata a lungo dall’assenza di figli. La nascita di Maria sarebbe stata accolta come una grazia e come la risposta a una preghiera perseverante. Il racconto ha alimentato nei secoli la devozione dei fedeli e l’arte cristiana, ma il suo significato spirituale non dipende dalla certezza documentaria di ogni dettaglio.
La Chiesa, infatti, non celebra una cronaca familiare ricostruita in ogni particolare. Onora coloro che la tradizione riconosce come i genitori di Maria e contempla, attraverso di loro, il mistero di una fede trasmessa tra le generazioni: da una casa umile cresce la donna che avrebbe accolto il Figlio di Dio.
Perché vengono celebrati insieme il 26 luglio
La devozione a sant’Anna si sviluppò inizialmente in Oriente e in seguito in Occidente. Nel corso dei secoli la festa entrò stabilmente nella vita liturgica della Chiesa. La memoria di san Gioacchino conobbe invece diversi spostamenti nel calendario.
Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, i due santi furono riuniti in un’unica celebrazione il 26 luglio. La scelta rende particolarmente visibile il loro legame con Maria e con Gesù, ma anche il valore di quella continuità familiare nella quale la fede viene ricevuta, vissuta e consegnata ad altri.
Non sorprende, dunque, che proprio in prossimità di questa festa papa Francesco abbia istituito nel 2021 la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, da celebrarsi ogni anno la quarta domenica di luglio. Nel 2026 la quarta domenica cade esattamente il giorno 26: memoria liturgica e Giornata mondiale si sovrappongono.
«Io invece non ti dimenticherò mai»
Il versetto scelto per il 2026 nasce da una delle immagini più tenere del libro di Isaia. Di fronte a chi teme di essere stato abbandonato, Dio paragona il proprio amore a quello di una madre e assicura che non dimenticherà il suo popolo.
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Supporta la Missione →Nel messaggio pubblicato il 15 giugno, Leone XIV applica questa promessa alla condizione di molti anziani. Alcuni vivono la dolorosa sensazione che la propria esistenza non interessi più a nessuno; altri vengono identificati con il numero di un letto, con una diagnosi o con ciò che non riescono più a fare. Una società che misura il valore attraverso produttività, velocità e autosufficienza rischia di considerare la vecchiaia soltanto come un peso.
La visione cristiana è diversa. La dignità della persona non diminuisce quando le forze si riducono. L’essere umano non vale perché produce, ma perché è figlio amato da Dio. Anche la fragilità può diventare un luogo di comunione, perché ricorda che tutti abbiamo bisogno di attenzione, cura e misericordia.
Il Papa si rivolge perciò direttamente agli anziani invitandoli a non avere paura della fragilità. La loro vocazione non è terminata: possono ancora essere testimoni, intercessori, artigiani di riconciliazione e di pace. La vecchiaia può perfino diventare il tempo nel quale iniziare o ritrovare una vita spirituale rimasta a lungo ai margini.

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Leone XIV chiede in modo particolare ai giovani di riprendere la «bella abitudine» di visitare i nonni e gli anziani della propria famiglia. Ma allarga subito lo sguardo a coloro che non ricevono alcuna visita. La Giornata, quindi, non si esaurisce in una celebrazione affettuosa sui social e non riguarda soltanto chi ha ancora i nonni accanto a sé.
Il gesto proposto è estremamente concreto: andare a trovare una persona sola e portarle vicinanza, ascolto e affetto. Le comunità sono invitate a unire la celebrazione della Messa alla visita degli anziani soli. Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha preparato a questo scopo materiali pastorali, una preghiera e indicazioni per diocesi, parrocchie, associazioni e famiglie.
Una visita non elimina tutte le difficoltà della vecchiaia. Può però interrompere l’anonimato. Chiamare una persona per nome, ascoltare ancora una volta una storia già conosciuta, chiedere una benedizione o pregare insieme significa riconoscere che quella vita conserva un posto nella comunità.
La memoria che diventa futuro
I nonni non sono soltanto custodi di ciò che è stato. Quando trasmettono la fede, aiutano una nuova generazione a trovare radici dalle quali partire. Gioacchino e Anna rappresentano proprio questa fecondità nascosta: prima dell’annuncio dell’angelo a Maria e prima della nascita di Gesù c’è stata una storia familiare fatta, secondo la tradizione, di attesa, preghiera e fiducia.
Il 26 luglio può allora diventare qualcosa di più di una ricorrenza. Chi ha ancora i nonni può donare loro tempo. Chi li ha perduti può ricordarli nella preghiera. Chi conosce un anziano solo può varcare una porta o comporre un numero di telefono. Una parrocchia può domandarsi chi non riesce più a partecipare alla Messa e organizzare una visita.
«Io invece non ti dimenticherò mai» è anzitutto la promessa di Dio. Ma, affidata alle mani dei cristiani, diventa anche un impegno. Questa domenica qualcuno potrebbe sentirla non attraverso un manifesto o un messaggio sullo schermo, ma vedendo finalmente arrivare una persona che ha scelto di non lasciarlo solo.
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