Prima di diventare Papa, Eugenio Pacelli avrebbe ricevuto un avvertimento inquietante: un uomo ostile alla Chiesa voleva uccidere il Pontefice. Dieci anni dopo, quell’uomo entrò nella vita di Pio XII. Non come assassino, ma come penitente.
Ci sono incontri che sembrano preparati molto tempo prima che i protagonisti possano anche solo immaginarli.
Quello tra papa Pio XII e Bruno Cornacchiola appartiene a questa categoria: da una parte il Pontefice che, secondo una testimonianza mistica, era stato avvertito del pericolo; dall’altra un tranviere romano che aveva maturato un odio feroce contro il cattolicesimo e aveva progettato di uccidere il Papa.
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Quando finalmente si trovarono uno davanti all’altro, però, non ci furono un attentatore e la sua vittima. C’erano un uomo convertito che chiedeva perdono e un Papa pronto ad accoglierlo.
Roma, 1937: l’avvertimento consegnato a Eugenio Pacelli
La storia comincia il 12 aprile 1937, dieci anni esatti prima dei fatti delle Tre Fontane.
Luigina Sinapi, allora ventenne, si trovava nei pressi dell’abbazia romana insieme a un gruppo di ragazze della sua parrocchia.
Secondo quanto lei stessa avrebbe successivamente raccontato, in una grotta del boschetto le apparve la Vergine Maria. Il messaggio conteneva due annunci: in quel luogo, dopo dieci anni, sarebbe tornata per servirsi di un uomo che perseguitava la Chiesa e voleva uccidere il Papa; il cardinale Eugenio Pacelli sarebbe diventato Pontefice.
La giovane avrebbe ricevuto anche un’indicazione precisa: recarsi in piazza San Pietro, cercare una donna che le sarebbe stata descritta e chiedere di essere condotta da suo fratello, il cardinale Pacelli.
Luigina riconobbe nella donna la marchesa Elisabetta Pacelli, sorella del cardinale. Riuscì così a riferire il messaggio a Eugenio Pacelli, allora Segretario di Stato di Pio XI.
Secondo la tradizione tramandata dalle Missionarie della Divina Rivelazione, il cardinale ascoltò con prudenza e rispose:
«Se son rose, fioriranno».
Meno di due anni dopo, il 2 marzo 1939, Eugenio Pacelli venne eletto Papa con il nome di Pio XII.
L’uomo di cui il futuro Papa era stato avvertito
Mentre Pacelli guidava la Chiesa durante gli anni drammatici della Seconda guerra mondiale, a Roma viveva Bruno Cornacchiola.
Era un tranviere, marito e padre, segnato da una vita difficile e da un’accesa avversione verso la Chiesa cattolica.
Durante la guerra civile spagnola si era avvicinato al protestantesimo e aveva sviluppato una particolare ostilità contro il Papa, l’Eucaristia e la devozione mariana.
Secondo il suo stesso racconto, a Toledo acquistò un pugnale sul quale fece incidere parole di morte contro il Pontefice. Il suo progetto era arrivare a uccidere Pio XII.
Non si trattava quindi di una generica provocazione. Cornacchiola portava con sé un’intenzione precisa, alimentata per anni dall’odio ideologico e religioso.
12 aprile 1947: il giorno che cambiò tutto
Il 12 aprile 1947 Bruno Cornacchiola si recò alle Tre Fontane con i figli Isola, Carlo e Gianfranco.
Aveva perso il treno per Ostia e aveva scelto quel luogo alla periferia di Roma per lasciare giocare i bambini e preparare indisturbato un discorso contro i dogmi mariani.
A un certo punto la palla dei bambini scomparve. Cercandoli, Bruno li trovò inginocchiati davanti a una grotta, con le mani giunte, mentre ripetevano:
«Bella Signora… Bella Signora…»
Secondo la testimonianza di Cornacchiola, anche lui vide allora una donna vestita di bianco, con una fascia rosa e un manto verde, che stringeva al petto la Sacra Scrittura.
Si presentò come la Vergine della Rivelazione e lo invitò a cessare la sua persecuzione e a rientrare nella Chiesa cattolica.
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Supporta la Missione →Qualunque giudizio si voglia dare sull’apparizione — che non ha ricevuto un riconoscimento ecclesiale definitivo — un fatto rimane: dopo quel giorno la vita di Cornacchiola cambiò. Cercò un sacerdote, si confessò, tornò ai sacramenti e iniziò un lungo cammino di testimonianza cattolica.
“Io lo sapevo”: la reazione attribuita a Pio XII
Quando a Roma cominciò a diffondersi la notizia delle Tre Fontane, il Papa avrebbe riconosciuto un collegamento con il messaggio ricevuto dieci anni prima da Luigina Sinapi.
Secondo la ricostruzione delle Missionarie della Divina Rivelazione, Pio XII confidò al gesuita padre Riccardo Lombardi: «Io lo sapevo».
Il 22 luglio 1947 Cornacchiola sarebbe stato ricevuto riservatamente per riferire al Pontefice ciò che sosteneva di aver visto e ascoltato nella grotta. Il Papa mantenne verso la vicenda un atteggiamento prudente, ma non ostile.
Il 5 ottobre dello stesso anno Pio XII benedisse in piazza San Pietro la statua della Vergine della Rivelazione, successivamente trasportata in processione fino alle Tre Fontane.
Il Papa incontra l’uomo che aveva progettato di ucciderlo
Il momento più sorprendente arrivò il 9 dicembre 1949.
Padre Rotondi, cappellano dell’azienda tranviaria romana, accompagnò in Vaticano un gruppo di dipendenti per la recita del Rosario. Tra loro c’era anche Bruno Cornacchiola. Questa volta il tranviere si trovò apertamente davanti a Pio XII. Non era più l’uomo che aveva pensato di colpire il Pontefice con un pugnale. Era un cattolico pentito, venuto a chiedere perdono.
Secondo il racconto tramandato, Bruno confessò al Papa il suo antico progetto e gli mostrò il pugnale destinato all’attentato.

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Acquista ora →«Con questo pugnale avevo progettato di ucciderla. Sono venuto a chiederle perdono».
Pio XII non reagì con paura né con condanna. Gli fece comprendere che il suo pentimento era già la strada del perdono.
«Figlio mio, il miglior perdono è il pentimento».
Poi gli spiegò che, se lo avesse ucciso, avrebbe soltanto donato un nuovo martire alla Chiesa e una nuova vittoria d’amore a Cristo. È qui che la vicenda raggiunge il suo significato più profondo.
Pio XII non aveva davanti soltanto un uomo che aveva minacciato la sua vita. Vedeva un figlio tornato alla fede. E Cornacchiola non incontrava più il simbolo odiato contro il quale aveva indirizzato la propria rabbia, ma un padre disposto ad accoglierlo.
Dalla lama al Rosario
Il pugnale rappresentava ciò che Bruno era stato. Il Rosario che lo aveva condotto in Vaticano rappresentava ciò che stava diventando.
Negli anni successivi Cornacchiola viaggiò e tenne numerose conferenze, raccontando la propria conversione e difendendo proprio quelle realtà che in precedenza aveva combattuto: l’Eucaristia, la Vergine Maria e il Papa.
Pio XII, da parte sua, autorizzò la costruzione di una cappella e il culto nel luogo delle Tre Fontane. Questo non equivale al riconoscimento formale delle apparizioni, che la Chiesa non ha mai proclamato ufficialmente autentiche. Significa però che la devozione sviluppatasi nel luogo venne accolta e accompagnata pastoralmente.
Che cosa possiamo considerare storicamente certo?
È importante distinguere i diversi livelli di questa storia. È documentata la radicale conversione di Bruno Cornacchiola e il suo successivo ritorno alla Chiesa cattolica. È attestato il suo incontro con Pio XII e il racconto del progetto di assassinio.
L’avvertimento del 1937 appartiene invece alla testimonianza mistica di Luigina Sinapi e alla tradizione conservata dalle Missionarie della Divina Rivelazione. Le presunte apparizioni delle Tre Fontane non hanno ricevuto un riconoscimento ecclesiale definitivo, anche se il culto nel luogo è autorizzato. La stessa Luigina Sinapi è stata dichiarata Venerabile: il 27 gennaio 2025 la Santa Sede ha riconosciuto l’eroicità delle sue virtù.
Questo giudizio riguarda la santità della sua vita e non costituisce automaticamente una conferma soprannaturale di ogni esperienza mistica a lei attribuita.
Il vero miracolo è il perdono
Questa storia può essere letta come una vicenda misteriosa, segnata da coincidenze e profezie.
Ma il suo centro cristiano è ancora più concreto: un uomo prigioniero dell’odio cambia strada; colui che avrebbe potuto essere la sua vittima lo accoglie; uno strumento di morte diventa il segno di una vita abbandonata.
Il perdono di Pio XII non cancellò semplicemente il passato di Cornacchiola. Gli aprì un futuro. Forse è proprio questo il messaggio più attuale delle Tre Fontane: nessun essere umano coincide per sempre con il male che ha pensato o compiuto. Quando il pentimento è autentico, Dio può trasformare perfino un possibile assassino in un testimone della fede. La grazia non cambia soltanto le intenzioni di un uomo: può trasformare una lama destinata a uccidere nel segno di una vita riconciliata.
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